A un ipotetico spettatore la
situazione potrebbe risultare quasi drammatica e sicuramente si
ritroverebbe perplesso sentendo, al cadere di una lacrima,una risata.
Un effetto chimico, che trasforma il bisogno di specchiarsi in un sorriso in una necessità essenziale.
Una simbiosi, che risulta evidente solo ad un occhio attento.
Una evidenza negata puntualmente
al suo presentarsi, come il suono stridente del passeggero oscuro ( che non e' la
sveglia di Lui), che marca il tempo sul bisogno di briciole sparse e
evidenzia tutti quei pensieri che molestano durante il giorno le
abitudini modificate,richiamanti in maniera forte il pensiero.
Così nasce l'odio, tra vaffanculo
che puntualizzano il forte bisogno , su quei "stai parlando con me?" che
negano gli scuotimenti dell'anima,su quegli schifosi sorrisi "che
tristezza", eccessi da imbecille, scemo costante.
E l'emotività produce una sorta di
silenzio parlato , agendo come un contorsionista tra i canali della
mente, che non hanno piu' ragnatele e sanno ballare più di quello che
uno possa immaginare.
Tutto questo per dire che
"adesso sbatti pure i tuoi piedi quanto vuoi"




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