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martedì 24 dicembre 2013

Addio

Ci sarebbe così tanto da dire, su quello che sei, su come ragioni. Se io avessi un minimo interesse ancora nella tua persona ti inviterei a leggere, a studiare e studiarti, perché è avvilente la tua totale mancanza di strumenti di decifrazione della realtà. Ed è per questo che le persone come me non ci mettono nulla a rigirarti come vogliono. Un coglione qualunque (come me, appunto) ti può convincere di ciò che vuole. E spillarti soldi anche.
Questo però vuol dire vederti continuamente ronzare attorno mosconi interessati. Ed io non lo reggo più. Nonostante il livello davvero infimo di quelli che ti sbavano dietro.
All’inizio pensavo fossi solo una zoccola. Poi ho capito che davvero non ti rendi conto che se qualcuno ti muove un apprezzamento lo fa perché interessato. E non è ingenuità, no: è incapacità di elaborazione.
E poi sei zoccola, certo.

Possediamo registri diversi. Ma questo non deve rappresentare per te una scusante: il tuo non è “diverso ma comunque valido”. No. È “diverso” nel senso di minore, minorato, semplificato, poco sviluppato, offensivo per chi ti ascolta.
Il continuo scontro tra noi veniva esattamente da questo: tua incapacità di analizzare le cose in modo maturo. Mi sembrava di avere sempre a che fare con una adolescente col Chupa Chups in bocca e il telefonino in mano. O viceversa. Ogni situazione leggermente complessa la gestivi come Hulk avrebbe gestito un lavoro di Damien Hirst.

Tu e i tuoi intercalare, le tue frasi da saggezza popolare che puzzano di ascensori condominiali coi cazzi antropomorfi disegnati col pennarello, ambienti scrostati che ascoltano da sempre frasi come “Quest’estate pare non voglia proprio arrivare, eh?“.
Una donna la tieni coi soldi, con l’amore o col cazzo“. Questa la tua frase storica, che poi non ho mai capito se “o col cazzo” fosse un terzo punto oppure una considerazione ad escludendum in caso di assenza dei primi due.
Io non ho soldi e l’amore per te… beh, lasciamo perdere. Non ho mai provato nulla davvero. Proprio per la tua pochezza, per il tuo non consentirmi mai una discussione ragionata, su qualunque argomento. Si stava là, insieme.
E aggiungo: non sei mai stata una bellezza – diciamo la verità – ma gli anni adesso si vedono tutti e questo ha dato la mazzata finale al mio voler continuare una storia con una persona che neppure più può contare su un minimo non dico di avvenenza ma proprio di decenza estetica.

Sì, non hai nulla di speciale, non sei che una delle tante. Sotto la media anzi. Perché puzzi di vecchio, hai l’anima incartapecorita, gestisci un campionario di una dozzina di frasi fatte, buone per tutte le stagioni. E io sono stanco di tutto questo.
Stanco di ascoltare le stesse quattro storie. Stanco di sentire i soliti due aneddoti.

La cosa più grottesca di questa mia analisi è che è destinata a non essere capita, proprio per la carenza degli strumenti di cui sopra. Ciò che provocherà sarà solo una ulteriore, stizzita reazione, dato che l’amor proprio è stato ancora ferito.
Questo perché sei da sempre immersa in una visione delle cose semplificata, quella che il tuo gergo ti spinge a definire “vera” (come se le altre fossero finte), sottolineando spesso con forza aggettivi come questo o simili, o frasi aventi ad oggetto la tua genuinità o il tuo essere “così”, quando si tratta ancora di frasi del tutto prive di concreto messaggio sottostante, che provocano nell’interlocutore che questi strumenti ha, un senso di profondo disagio da contatto con il nulla.

Insomma, non cercarmi più, non chiamarmi più. Dimenticami.
Ho intenzione di cancellare ogni ricordo di noi insieme, perché me ne vergogno, mi sento mortificato dalla sola idea di aver potuto condividere con te anche un solo istante.

Sei un essere ridicolo, è per questo che ti dico addio.

venerdì 20 dicembre 2013

Sete di te m'incalza...


Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.

giovedì 19 dicembre 2013

Fremente voglia....


Di spingere il mio corpo contro il tuo ...
Di sentire il tuo corpo stringersi a me
Di sentire le nostre carni fondersi...
Di Sentire i nostri ardenti gemiti...
Di sentire il nostro godere ...
Di ... averti qui....

 

lunedì 16 dicembre 2013

io non son stato

io non son stato neonato.
io non son stato bambino.
io non son stato ragazzo.
io non son stato giovane.
adulto.
persona.
signore.

son stato preadolescente, questo me lo ricordo.
in tutti gli altri momenti della mia vita
 io non son stato.
quello che dovevo essere.
quello che si suppone avrei dovuto essere.

ho sempre vissuto nel saró.
ho vissuto pensando costantemente che il momento sarebbe poi arrivato
solo non era ancora il momento.

vedo i bambini, i ragazzi, i giovani,
i signori, i vecchi
 (sì, anche i vecchi, li vedo)
e vedo tutto quello che non sono stato,
vedo tutto il mio viver in un tempo differito.

se la vita fosse una funzione analitica
io sarei quello che l’ha vissuta
  alle derivate parziali

studiate la matematica
vi vengon fuori metafore
 meravigliosamente precise

Se vuoi..

Se vuoi il potere non volerlo
se vuoi la pace non fabbricare armi
se vuoi la libertà dimentica
se vuoi l’amore prendilo a nolo
se vuoi il perdono moltiplica il regalo
se vuoi l’autodistruzione gira la chiavetta e premi il pulsante rosso
se vuoi una pizza guarda un film iraniano
se vuoi la musica, fa’ che sia di quella buona, fa’ che sia di quella ottima
se vuoi un abbraccio mettimi su un pezzo che dico io
se vuoi il cielo guarda in su
se vuoi un libro, compreresti mica il mio?
se vuoi morire per amore, dopo non ti lamentare
se vuoi il semaforo verde aspettalo
se vuoi un bacio baciami
se vuoi me, no.

finisce che ti riempio di anafore
finisce che ti riempio di cacofemismi
finisce che ti riempio di spermatico miele
 (potresti non gradire)

Consigli per un figlio

Fuma ma non cominciare prima dei trentanni
diffida delle ragazze che non sanno la musica
non ti sposare mai
se proprio ti vuoi sposare fallo subito, fallo a vent’anni. sicuramente prima di cominciare a fumare.
se proprio ti vuoi sposare fai un patto con tua moglie: fra tre anni ci molliamo. se dopo tre anni state ancora insieme fai un patto con tua moglie: fra tre anni ci molliamo. se dopo sei anni state ancora insieme fai un patto con tua moglie: fra tre anni ci molliamo. se dopo nove anni state ancora insieme, non posso più fare niente per te.
non fare figli. oppure fanne moltissimi. fanne zero. oppure, non farne uno, non farne due, non farne tre, da quattro in su. dopo non posso più fare niente per te.
nel caso in cui farai dei figli vai in sala parto, ridi molto, respira a lungo, lamentati che non puoi fumare (anche se non dovresti ancora aver cominciato a, ma comunque). racconta agli amici che è stata l’esperienza più bella della tua vita, ma che fatica.
studia a memoria qualche poesia classica per le grandi occasioni.
racconta agli amici che in sala parto mentre ricucivano la mamma tu tenevi in braccio il nascituro e gli sussurravi nell’orecchio l’infinito di leopardi.
porta spesso gli occhiali da sole. preferibilmente di marca. e se vai in vacanza in brasile regalali a qualche bambino povero delle favelas.
leggi molti libri. leggi molti saggi. leggi molti classici. leggi molti contemporanei.
dei primi vantati con gli amici. dei secondi vantati con i colleghi. dei terzi vantati. dei quarti non dire mai niente.
perdona tutti. non esser mai triste. non vale la pena. non penarti.
masturbati tutti i giorni. non diventerai cieco nè niente. nemmeno i calli ti verranno. se ti verranno forse stai esagerando.
ascolta molta musica. ascolta molta buona musica. ascolta molta musica classica. ascolta molta musica di ragazzini.
non vantarti mai con gli amici per ascoltare la musica. prova vergogna per gli amici che hai che non sanno la musica. se hai un amica femmina che non ascolta la musica, non scopartela. per punirla scopati tutte le sue migliori amiche. e anche il suo fidanzato, se ce l’ha.
sii bisessuale. non avere pregiudizi di sorta.
non sposarti mai.
le uniche cose che si posson veramente sposare sono le cause.
bevi e fai delle cazzate.
scrivi in continuazione. scrivi dappertutto. scrivi e scrivi e scrivi e scrivi. se non hai niente da scrivere, scrivi che non hai niente da scrivere, vedi che poi qualche cosa si attacca. e la scrittura è come il maiale, non si butta via niente.
spia le signore sui balconi alle finestre. impara a stendere i panni con criterio. i pavimenti falli lavare a qualcun altro.
sposta molto i mobili, come terapia anti tristezza, anche se non dovresti esser mai triste, non vale la pena.
il mondo non è nè bello nè brutto. il mondo non ha uno specchio abbastanza grande per guardarsi e decidere se è bello o brutto. e soprattutto il mondo non lo invita fuori la sera mai nessuno.
la vita non è nè bella nè brutta. diffida di quelli che dicono che la vita è bella anche in carrozzella. diffida di quelli che dicono che la vita è brutta anche in carrozzella.
diffida in generale. sbatti il naso. sii tommaseo. ficca il naso. sii pippofrancheo.
di molte bugie. sii pinocchieo.
impara a mentire bene. leggi molti manuali di programmazione neurolinguistica, di linguaggio del corpo, di enneagramma. allenati ad essere in grado di guardare una persona e sapere cosa la fa incazzare e subito premi quel pulsante.
menti tutto il tempo. di solo bugie tutto il tempo. col tempo per te non ci sarà più nessuna differenza tra bugia e verità ed avrai risolto un dilemma che trafigge i filosofi dalla notte dei tempi. e capirai che non si può che mentire, che non si può che dire bugie. anche questa è una bugia. e forse questo l’ho detto solo per confonderti.
ricorda, non esiste nessuna verità tranne la gravità. ma sì questo l’ho detto solo per la rima.
esci di casa tutte le volte che puoi.
piangi molto. non aver paura. non aver paura di piangere. piangi davanti agli amici. piangi davanti alle donne. piangi davanti ai quadri. piangi davanti al saturno V che decolla. piangi davanti a mennea che vince i duecento. piangi davanti a un passaggio di magic johnson. soprattutto piangi con entrambi gli occhi.
tira su col naso. pulisciti il moccolo con la manica. resta bambineo. ma nel senso del moccolo e nulla più.
ama tutti più di te stesso. ma solo nei giorni dispari. col tempo capirai che non c’è differenza tra tutti e te stesso. noi umani non siamo o tutto o niente. siamo tutto e niente. non c’è io, non c’è tu. c’è solo noi. quindi siamo noi. siamo solo noi. eh!
pensa molto. annoiati molto. che la noia sia il faro che illumina la tua strada. vai molto a piedi, vai molto in bici.
non aver paura del nuovo. leggi molti romanzi distopici e poi renditi conto che ci sei già dentro, in qualche modo.
sorridi molto. a forza di sorridere ti verrà una paresi. ecco, quello è il momento in cui capirai che sorridere è davvero importante.
abbi cura del tuo corpo ma soli i giorni che sono numeri primi.
non maledire mai. non benedire mai.
soprattutto
 non rompere.
soprattutto
non esagerare mai. con niente. e quando dico niente intendo tutto.
(apparte con la musica. con la musica esagera pure).
e adesso, pedala.