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martedì 22 luglio 2014

Ultimo round

La rabbia sale,
la sento nella mia pelle,
la vedo nel mio specchio.
la ascolto tra la gente.

Le luci quest'anno sono spente,
anche il sole non emana quel bagliore accecante.
Si sforzano sorrisi,
si fatica pure a raccontarsi:"va tutto bene."

Mi sento incatenato,
la stretta strada su cui cammino è cosparsa da petali neri,
come schegge di vetro taglienti.


Nell'attesa del tonfo,
dell' impatto col duro asfalto,
di cui in questa giornata di pioggia
annuso quasi divertito l'odore.

Un profumo amaro,
che lascia nella gola l'infiammazione
di artigli che scavano nella trachea,
sino a farla sanguinare.

I muscoli dolenti,
spossati dalla continua tensione,
ritrovano solo nell'inesistente riposo,
crampi che tendono il dolore sino allo stomaco.

Il sudore della sfida
alza vapore come nebbia,
scosso solo dal respiro affaticato,
le cicatrici orlate dal sangue raffermo,
pronto a scorrere nuovamente.

Lividi accesi,
di un viola funereo
spiccano sulla mia pelle,
a ricordarmi dei colpi giunti a segno
che mi han fatto barcollare.

Sputo siero
acido e rosso dalla mia bocca,
uno scroscio di gelida acqua mi riporta alla vita,
giro il capo sui muscoli del collo.

Gong.

Ultimo round.

venerdì 11 luglio 2014

Il vento

E il vento soffia, corre , arranca,

sfiora i contorni per gettarsi in avanti,
scavalca gli ostacoli,ostenta sicurezza
e ti avvolge nel suo abbraccio,
ti fa sentire protetto per poi scivolar via.
Proprio lui che è fatto di niente,
meno consistente dei colori dell'arcobaleno,
che però riesce a sciogliere,
più leggero e fragile delle ali di una farfalla.
che riesce a spezzare.
E rimane un'immagine sbiadita,
quella di essere là all'alba di un sogno,
dove la notte incontra il giorno
e si appoggia piano sui sogni che non avevi mai fatto,
carezzando ciò che non pensavi di avere,
allargando i bordi della tua bocca,
in un sorriso a cui non eri abituato.

Ma questo vento non si accontenta mai,
non rimane mai fermo,
insegue gli spazi vuoti nella sua folle corsa ,
lui capace di infilarsi tra la tua schiena e il muro,
passando lieve e facendotene sentire la distanza,
è lui che ti lega i polsi al letto
e hai quasi la sensazione di sentirlo nella tua presa.
E al primo ostacolo pesante evita di essere schiacciato,
scivolando nel suo percorso,
girando il magnete della bussola,
lasciando le tue spalle nude,
senza il calore del petto caldo,
le tue labbra asciutte al sapore di un caffè dozzinale,
senza sapore,
senza essenza.
E quel muro che era forte
e si era sciolto al suo passaggio,
come fragili mattoni di arenaria,
sciolti dall'acqua e spazzati dal vento,
rispunta pesante,
allargandosi a tutto il tuo corpo,
proteggendoti.
Un guscio di pietra.
Dicono beata l'ignoranza,
il non avere mai provato,
forse hanno ragione.
E allunghi le mani per toccalo ancora e lui soffia verso di te per poi fermarsi proseguendo il suo percorso su altre spiagge,
lambendo rami diversi
e quelle poche volte che torna ancora,
lo fa sempre senza fermarsi,
riuscendo a spazzolare quei petali
che stanno svanendo dal tuo corpo,
lasciando solo le spine.
Non ha meta,
ma non si ferma,
pronto a lambire l'ostacolo dividendosi in più parti,
per poi riunirsi una volta evitato.
E le tue spine pungono il niente,
il niente che si muove correndo,
soffiando,
sbuffando nella sua tempesta,
toccandogli il cuore.
Perchè questo vento ha il cuore
e per una volta si gira camminando all'indietro
e per quanto soffi sulla polvere di arenaria che ha tra le mani
e che sa di te,
non può spazzarla via,
non vuole
e mentre gioca con le sue dita, piangendo, coi tuoi contorni,
è già lontano.



giovedì 10 luglio 2014

Nessuno mi incatena

Il più grande errore è stato quello di cercare di ingabbiarmi,
di togliermi il respiro,
di voler prevalicare il mio volere.
Cammino lento sul filo,
solo ma me stesso.

E adesso si ripete,
cercano di braccarmi,
di ingabbiarmi ancora,
vorrebbero che non mi rialzassi.
Come vetro mi infrango,
scomponendomi in mille schegge,
che nonostante tutto fanno un unico.
Ora non urlo,
ho imparato ad urlare in silenzio,
a nascondermi nel mio buio,
a lasciare solo qualche traccia di me come esca,
lascio che siano i miei spettri a ballare alla luce del sole.
Io attendo solo il momento
che si accorgano di avere infranto il vetro sbagliato.

SSSSSSS..........le lame non tagliano il buio.

Non mi capisco

Continua a girare nella mia testa questa frase:
"la miglior difesa è l'attacco",
ma io non devo difendermi da nessuno.
Eppure torna,
e poi ancora.

Potrebbe essere un atteggiamento normale,
una delle mie follie,
ma la accantono un attimo.
Un istante,non è l'idea che mi serve,
oramai,che può fare?
E poi passano giorni di assoluto rispetto,
ah forse ho sbagliato,
Silenzio.
Eppure mille domande si susseguivano al giorno,
mille risposte.dubbi e certezze che venivano scoperti o ricoperti.
Beh non capirete un cazzo di quello che sto scrivendo.
Ah dicevo la miglior difesa è l'attacco,
e che cosa centra?
no è in più gettiamo questa domanda nel cestino.
Senza guardarla,senza degnarla di ciò che forse merita anche nella sua inutilità,
perchè non è quella la domanda che mi frulla per la testa,
ma se tutto questo è vero,
chi sei tu?

Non riuscirò mai a credere che sei un angelo malinconico di un pezzo di carta,so che non è vero,
per non impazzire.

La promessa


Le promesse rimangono impresse nel bosco,
ogni tronco ne diventa testimone,
lasciando scivolare grumi di resina,
come gocce di sangue.


Qua è notte,
nemmeno la luce riesce a varcare

i rami ormai spogli,
in questo momento solenne.

Il vento turbina tra le foglie,
creando giacigli di croccanti ex chiome,
solo il respiro giunge all'orecchio,

il sospiro del giuramento.

La corteccia dura segna il suo appoggio,
penetrando nella carne come schegge taglienti,
ma non si sente dolore,
avide bocche ,
denti ,
piacere.


Il cuore rimbomba,
suono di zocccoli,
veloce ansimare,
tirando capelli
prostrati all'addome.



Un solo istante per completare
l'eterna promessa,
mani che strappano
le ultime stoffe.

Intrico di labbra,
denti che azzannano,
baci di sangue e saliva
il giuramento è ultimato.

martedì 8 luglio 2014

vento

Si perdono nella notte le voci di sfida,

basta uno sguardo,un cenno,a volte un ringhio e tutto si dissolve,si allontana evitandomi,per poi rispuntare
quando sono troppo stanco,quando la mia energia è debole, ma tutto questo sempre lontano da me.
E quegli artigli che mi graffiano cercando di rapire
gocce di vita,
si dirigono verso chi pensano essere più debole,
verso chi può dare risposte che non risultano come lame taglienti.
Non ho mai fatto segreto di essere vento e in quanto tale di essere difficile da afferrare.
E mi sembrano inutili i richiami esasperati,pur di avere un soffio e il giocare sulla mia rabbia prendendosela con chi amo,o richiamare la mia attrazione al dolore.
Il vento soffia anche attraverso gli specchi,
non cerca di aggrapparvisi.
Specchi che annullano quelle immagini che si credevano similari,
falciando il passato come messi mature,
prive di un raccolto,là dove si è seminato male.
Sono difettoso.
E amo esserlo.
E sorridere irriverentemente,
senza girarmi e soffiando sulle mie spalle su quelle briciole di ricordi annullati dal tempo.
"Care" anime dannate,
mi dispiace,
per quanto vento,
tra le mie dita gioco ciò che voi non avete,
la vita.
Io riesco ad ascoltare il suono delle gocce di pioggia sul mio corpo e lo trasporto nel vento.

venerdì 4 luglio 2014

Solo noi

Non c'è bisogno di più parole,
quando sappiamo che niente e nessuno 
 può togliere quello che siamo , chi siamo,
è un segno che è dentro di noi,
nella nostra anima
che

".. Posso essere solo se siamo noi ....."
ed è l'eternità.
Nessun termine
  e passo il tempo a pensare che ti vorrei avere tra le mie braccia
Ma quello che so di certo e che io sarò sempre dentro di te 
se tu lo vorrai e tu sarai dentro il mio cuore dentro al mio petto 
Nella mia anima  
e il resto non conta.... 
 

Ti porto von me

Ti legherò a me per diventare un solo corpo sarai mia per l’eternità
.


Ti porto con me, perché sei nella mia mente.
Ti porto con me, perché sei nel mio cuore.
Ti porto con me, perché sei nella mia anima.
Ti porto con me, perché sei la mia vita
 Tu vicino a me ... brividi sulla pelle... ti sorrido, ti voglio.... Tu che accendi la mia passione .... teneramente amami

giocolieri delle contraddizioni


A un ipotetico spettatore la situazione potrebbe risultare quasi drammatica e sicuramente si ritroverebbe perplesso sentendo, al cadere di una lacrima,una risata.
Un effetto chimico, che trasforma il bisogno di specchiarsi in un sorriso in una necessità essenziale.
Una simbiosi, che risulta evidente solo ad un occhio attento.
Una evidenza negata puntualmente al suo presentarsi, come il suono stridente del passeggero oscuro ( che non e' la sveglia di Lui), che marca il tempo sul bisogno di briciole sparse e evidenzia tutti quei pensieri che molestano durante il giorno le abitudini modificate,richiamanti in maniera forte il pensiero.
Così nasce l'odio, tra vaffanculo che puntualizzano il forte bisogno , su quei "stai parlando con me?" che negano gli scuotimenti dell'anima,su quegli schifosi sorrisi  "che tristezza", eccessi da imbecille, scemo costante.
E l'emotività produce una sorta di silenzio parlato , agendo come un contorsionista tra i canali della mente, che non hanno piu' ragnatele e sanno ballare più di quello che uno possa immaginare.
Tutto questo per dire che
"adesso sbatti pure i tuoi piedi quanto vuoi"
Io intanto mi faccio le unghie .