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lunedì 30 giugno 2014

Rose nere













Ho imparato che molto spesso é piú facile tagliarsi riflettendosi in uno specchio ,che calpestando frammenti di specchi rotti.

Dopo questo silenzio, nell'eco del buio che divide due mondi, mi hai cercato, convinto.
Sicuro , che io possa capire pienamente tutto ció che vaga nel nostro lato oscuro.
Una necessitá di essere compreso, su una scelta , che sapevi giá essere sbagliata ancora prima di agire.
Eppure so che quello che ti manca non é la comprensione che viene dal mio lato oscuro, ti manca il totale di me, quanto a me manca il tuo.
Quello che ti dissi quando ancora molti avrebbero pensato che non potessi capire,lo hai assimilato e il continuo eco di voci stridenti ,che tentano di schiacciare la mia immagine contro una parete bianca,come a impressionare una pellicola col il suono lontano di un pugno di mosche , non riescono ancora a visuallizzare il vento,perché il vento non si percepisce con la vista.
Puoi ascoltarlo, sentirlo sulla tua pelle nel suo passaggio e raccoglie le lacrime che nascondi a tutti , che implodono nella tua rabbia , che viene etichettata nell'ovvio del mio lato oscuro, che é fatto di ammissione, che non si nasconde dietro false lacrime di vittimismo, che non si alza a somma santitá di perfezione, che nonostante la mia presunzione e sicurezza sa di non essere ineccepibile.
Sicuramente ti mancano anche i mie alibi, le mie scuse , che mai avrai e non perché non te le meriti, ma perché sanno di finzione e  io promisi di non mentirti mai.









E adesso , in questo momento di naturale confusione , in cui le tue scelte spesso vanno verso l'abnegazione di ogni regola, ti ritrovi in me, nella mia immagine, nel mio non volersi arrendere, nell'assoluta inacettabilitá dei compromessi.
Non mi fa felice sentirti dire "Sono come te", non vorrei....
peró non posso pretenderlo, perché se é vero che mi assomigli so l'effetto di un NO o di un NON SI PUO', conosco il vento contrario della corrente, so dove puó portare e se anche potessi evitarlo,sinceramente non so se lo farei, perché non sono le scelte che insegnano, ma il loro effetto.
Tu sei tu, solamente tu e nessun altro puó presupporre o sapere quanto dolore tu sia capace a sopportare, quante bugie sei ancora capace di immagazzinare.
Nel tuo cammino scoprirai da solo che la veritá non esiste o per lo meno non é mai singolare e tanto meno oggettiva.
Se sarai come me ,scoprirai nei dettagli, nelle piccole cose,quante veritá, quanti giudizi si perdono nell'incapacitá di ammettere se stessi.
Riconoscere il proprio lato oscuro non é brancolare nel buio, non servono specchi, basta solo imparare a godere della sensazione di calpestare frammenti di specchi rotti senza mai fermarsi.
Ascolta il vento e nel suo silenzio sentirai la mia voce.

lunedì 23 giugno 2014

infranto

Una sottile lastra di vetro si è infranta,
come un suono di "scacciaspiriti ",
che vibrano al vento.
Danzando sui frantumi le emozioni a piedi scalzi,
con il fumo che non nasconde l'essenza,
dietro maschere che noi non vestiamo.
E il tempo si muove leggero nella sua frenesia,
piccoli passi ,
dove il tocco leggero di pelli,
trasporta con se le emozioni d'inchiostro.
Un fuoco ardente che non brucia i momenti,
che sa attendere,
pretendere ,
che reclama quei segni,
sui corpi che il tempo logora,
già marchiati nell'anima,
come radici profonde.
E il vero diventa reale,
stringendosi forte nel senso del possesso,
rampicanti che si aggrappano ai corpi,
nutrendosi dell'essenza,
della fiducia,
del volere.
E ogni piccolo gesto annaffia la mente
facendola crescere
e con lei il nostro mondo,
due emisferi distinti
in una sfera senza inizio e senza fine.
Il desiderio scorre tra mani rapaci,
lungo i contorni di labbra
e si condivide il piacere,
facendo proprio quello dell'altro.

In questo non inizio,
in questa non fine,
non c'è fragilità che non può essere nutrita,
non c'è ostacolo all'essere noi stessi,
così come siamo,
completa.
Non esiste uno spazio senza il rispetto di confine
e tra le nostre braccia vive il nostro mondo,
che vaga oltre gli orizzonti senza fretta.

domenica 22 giugno 2014

chi sono

Continua a girare nella mia testa questa frase:
"la miglior difesa è l'attacco",
ma io non devo difendermi da nessuno.
Eppure torna,
e poi ancora.

Potrebbe essere un atteggiamento normale,
una delle mie follie,
ma la accantono un attimo.
Un istante,non è l'idea che mi serve,
oramai,che può fare?
E poi passano giorni di assoluto rispetto,
ah forse ho sbagliato,
Silenzio.
Eppure mille domande si susseguivano al giorno,
mille risposte.dubbi e certezze che venivano scoperti o ricoperti.
Beh non capirete un cazzo di quello che sto scrivendo.
Ah dicevo la miglior difesa è l'attacco,
e che cosa centra?
no è in più gettiamo questa domanda nel cestino.
Senza guardarla,senza degnarla di ciò che forse merita anche nella sua inutilità,
perchè non è quella la domanda che mi frulla per la testa,
ma se tutto questo è vero,
chi sei tu?

Non riuscirò mai a credere che sei un angelo malinconico di un pezzo di carta,so che non è vero,
per non impazzire.

Quel matto son io

 
 Adesso, che potrebbe essere il momento della mia verità, continuo a proteggerti e a creare alibi , che a volte cozzano contro la consapevolezza, che hai acquisito vivendoci, che ha messo i pero' e i dubbi nella comprensione.
Continuo a ricevere il lancio di frutta e verdura marcia su questo palco, dove in silenzio continuo a guardare, come viene dipinta la mia immagine dietro un vetro trasparente su cui scivolano parole che non pronuncio,da cui continuo a guardare un film che ti viene riproposto ogni volta e di cui io dovrei essere protagonista e non ho altro che la colpa di non riconoscermi in questo copione , montato a misura per lasciare solo le crepe su quelle pareti in cui vivi,


che sono fatte dei ricordi di cio' che e' stato, dei capitoli di cui senti la mancanza, quelli che adesso abituato e educato allo sfuggire ad ogni verità ,che non sia parallela solo alla tua, ricacci nella rabbia senza avere la forza di ammetterlo.
Perche' la verità e' bastarda e la verità fa male e anche se ti costa ammetterlo sai che ho promesso solo quella e la riconosci in tante cose.
E la mia presunzione , la mia forma di protezione silenziosa , continua a risparmiarti da cio' che e' cosi' per te come per tanta gente . Fuggi dalla verita' e io te ne preservo(che vorrebbe un cappello piu grande ed un paio di mani più attente, che nascondan bene perfino alla gente)
Continuo a circondarti coi miei colori, quando ce ne diamo l'occasione e sai che ti ascolto e ti lascio parlare(ti terrei da quel mondo distante, tra fiori e conigli non pesa alla gente il segreto di te)
Aspetto che tu sia pronta e allora se vorrai sapere chiederai perchè
"tra fiori e conigli perfino la gente ha paura di me "

martedì 17 giugno 2014

Attimi di te..

 
Mi guardo allo specchio,
vedo l’immagine di te,
cuore sul cuore…
chiudo gli occhi,
corre il pensiero,
sottili riflessi
di quel filo trasparente
che così tenacemente
lega l'assoluto…
e invisibilmente
annoda bacio a bacio
scaturendo emozioni
dentro all’anima che
custodisco con gioia
perché fanno brillare
le pupille del mio amore...
Le mie  mani lentamente scorrono
ti accarezzano, seguono il tuo corpo
ti stringono, ti scaldano....
Il desiderio mi invade,
i tuoi  seni mi chiamano, mi implorano,
cercano le mie dita, le mie labbra,
accresce la voglia di amarti,
di averti, di viverti....
Attimi meravigliosi di te, di noi,
che costantemente vivono in me....


Il mio vero io

Niente trucco, per me,
Via le luci, stasera…
Che ha guardarti, negli occhi,
Sia la faccia, mia vera!
Niente trucco, per me,
Perché tu, creda, ancora…
Che quest’uomo, sia un uomo…
Non la tua bestia rara!



Un ulteriore sguardo alle porte,per verificare ancora meticolosamente che siano serrate.
(Che cosa ho poi io di meticoloso, che ho sempre calpestato senza badare bene a chi mi stava sotto?)
Il teatro è un non teatro oggi anche se si terrà la rappresentazione.

Nessuna musica.
Nessuna luce.
Silenzio.
Per sentire se il calzare dei passi del pensiero,
possano infrangersi sull'assito del palco e farlo scricchiolare,
come era solito fare ,
davanti a bocche aperte,sbalordite e compiaciute senza saperne il perchè.
I drappi sui loggioni si perdono nel buio della sala,
immobili,
come se il tempo si fosse fermato,
per lasciare spazio a questa rappresentazione in maschera.
Goffo tentativo da guitto,
incapace di vestire questo ruolo,
lavorando su un copione,
quando improvvisare è sempre stata mia prerogativa.

Ma stasera avremo un monologo,
sia dall'attore che dal pubblico.
Un unica persona che veste due ruoli,
quello dell'oratore e quello dell'ascoltatore del silenzio.

Come un mangiatore di spade lascio scendere una lama all'interno di me stesso,
fino al fondo,
dove non servono chiavi.

Oltre l'inferno.

Là dove posso giungere solo io,
perchè la mia essenza la posso condividere,
ma rimane sempre mia
e quando si perde la cognizione di averla,
rimbalzano sulla pelle le parole di chi ti ricorda come eri
e fa male pensare che è come sei,
eppure non riesci a rivederti.
Scendo sul filo della lama attraverso me stesso,
scrollando da me il sangue che stilla al taglio del passaggio,
su specchi che non riflettono nulla,
neppure le ombre silenti e rabbiose.
E da dietro la porta sul muro sento le risate lontane di scherno di chi ha atteso questo momento
Impossibile riflettere la non realtà in cui ho voluto immergermi,
perdendo la cognizione di essere,
eppure sono.
Tenendo premuto Il passeggero oscuro sul fondo perchè non esca,
chiuso nel bosco che mi manca ,
sospeso sul suono del canto di un grillo,
sbiadendo i colori del mio arcobaleno,
inseguendo vaghi bagliori che riflettono il buio.


aspirazioni

La realtà è in difetto, perchè diffida di se stessa,non riconoscendo la possibilità di qualcosa di parallelo, che in effetti, vero, parallelo non é.

Notti in cui gli occhi si chiudono a sonno e sento le risate di vittoria e di scherno mischiate ai lamenti e alle sorde richieste.
Quello che un tempo era,quello che è ancora.
Ho lasciato andare per un pò quella parte irriverente di me,ho lasciato che se ne cibassero,che la sentissero loro,completamente inerme o meglio, sbattendomene proprio.

Per vestire una maschera e scoprire quanto è facile farsela calzare a pennello,ma quanto, al fine, sia scomoda, quanto graffi con la realtà e conduca nei suoi quasi passi facili ad inciampare.
E guardarsi allo specchio e sorridersi per forza,mentre è lo specchio che ti guarda irriverente e ti dice che fai schifo,che non sei che una pessima copia di quello che eri,che è inutile che trovi scuse o appigli sul fatto che il peggio di me  è scomparso se ne è andato,
quando sei pienamente consapevole che il nome che hai dato al tuo dualismo fa parte della stessa persona.
E i graffi che hai sul viso e sulle mani, ti richiamano ogni momento e non sono di ride beffardo della sua vittoria,ma di credeva in te,di chi lamenta il tuo mancare,il tuo fottutissimo ghigno bastardo,l'essere quasi disgustoso nella ostentata sicurezza, da odiare la sua spontaneità.
E quando cerchi di recuperare senza la convinzione di farlo , il risultato è pessimo ,diventa solo una maschera differente che non fa che smacchiare il cerone della prima,per sostituirla con un'altra sicuramente peggiore, palesemente insignificante e priva di verità.
E non serve nascondersi nel tuo lato oscuro ,perchè non è li che ti celi,se non nel buio,per impedire la vista della farsa,del fallimento, della mancata volontà di ammetterlo.
E allora devi decidere e lo devi fare con convinzione, senza mezzi termini e in quel momento l'ultima unghia che penetra nella tua pelle da quella realtà non ammessa,ti sveglia e non apri gli occhi sbalordito a quello che sta accadendo,perchè ne sei totalmente consapevole di cosa è stato e di cosa è.

E ti rendi conto di essere arrivato fin qua ,distruggendo ciò che avevi di caro,
frantumando ciò che di prezioso ti era stato donato
e di cui dovevi avere custodia e le lacrime nascoste della tua vergogna macchiano il tutto , senza lavare via niente, accorgendoti che ciò che avevi inciso sulla sua pelle sei riuscito a distruggerlo e che non serve a nulla cercare di distribuire le colpe,perchè è solo la tua.

E mentre le mie labbra si allargano in un rigenerato ghigno strafottente,sento l'attrazione della mia anima, il bisogno di riscattarla, di riaverla,stringendo tra le mani quella che ho frantumato,affinche i cocci incidano i palmi delle mie mani e ne esca il sangue che mi rivive.
E rivedo i contorni di quella porta sulla parete,che mi seguono ovunque,i lamenti si assordano,le risate si alzano ancor più vittoriose.
Là dove il bene giudica che sta il male,
voglio fare il mio trono e invertire il giudizio,
che sia il male che giudichi il bene,
cosa cambia?
Entro ed esco da dove voglio.
Ancora ...
Si sa ,sono vendicativo.
Aspiro a diventare Diavolo.

sabato 14 giugno 2014

sei


Dire che la notte è lunga senza di te,
sarebbe una frase buttata al vento che la trasporterebbe per un pò di strada per poi scioglierla nel nulla.
Quando in realtà sono sempre con te,anche qua sul tetto,mentre le ultime gocce di pioggia mi invadono e rischiarano la strada verso Sud.
Quella che non ha bisogno di zucche per carrozze o di topi per cavalli,perchè la magia è reale e rimane abbracciata a quell'arcobaleno lunare che si puòò godere da questa parte della nostra anima.


Diventa pesante quando ci accorgiamo nel tempo di avere buttato tante parole alla scia del vento ,di aver dovuto ogni volta spiegare ciò che comunque non viene ascoltato e magari anche dovuto prendere i nostri demoni per mano,che non è così facile come molti pensano,per portarli al cospetto di una possibile comprensione,per poi scoprire che quando si parla è silenzio e quando è silenzio è distacco e quando si incontrano questo parlare e questo silenzio sono liti.


E il nulla allora inizia a prendere forma sopra i bianchi tasti di un pianoforte,difficile farsi una ragione di non essere compresi e dover suonare arie pesanti che comunque sono le uniche che gli altri vogliono ascoltare,anche se in realtà talmente deprimenti che spesso non ne sentiamo nemmeno il suono,tanto sono convenute.
Fermo rimango ad ascoltare la tua voce,che mi accarezza al suo suono e le parole sfiorano il mio corpo e mi perdo nel loro girare.
Rimango ad ascoltare i tuoi silenzi.sentendo il tocco delle tue dita su quei tasti neri che lasciano parlare la purezza della tua anima,quella che non ha maschere,quella umana,quella che ha emozioni,vive sensazioni,ha gioia,tormento,tristezza,paura,rendendomi conto che tra noi non c'è differenza al suono delle parole e quello del silenzio,
perchè in tre puntini c'è un mondo.
...

Allora non sbuffo ,se non perchè vorrei abbracciarti,dicendo "Dimmi" "Parla" o andando a parare sopra specchi che non riflettono altro che ciò che vuole chi ti sta di fronte.
...così come sei.

mercoledì 11 giugno 2014

Chiudi gli occhi

Quando la mente si apre e cadono le barriere, scatena quel tremito che scuote la pelle , che lascia entrare una lacrima in un'altra facendole cadere sulle labbra sorridenti in forma di gocce Oscure colorate di rosso in una parte azzurra.

 
Quei però che dovrebbero dare un significato al senso gravitazionale cadono nella necessita' di qualcosa che non basta,tracciando tra le pieghe la forte sensazione del bisogno e la presenza rimane appiccicata a strisce di bava di lumaca che colano su tappeti gialli, ruvidi dell'esigenza di non lasciare tracce su stoffe colorate. 
 
 
 Vestiti di pece lasciamo scivolare quell'inchiostro invisibile che scrive sui bordi dei fianchi a contatto con l'anima cio' che non ha bisogno di essere stremato,perchè c'è.
 
E quando gli occhi pesanti si chiudono, anche se non vorrebbero andare,trema quella fiamma alimentata da te alimentata  dall'aria e dal vento.

domenica 8 giugno 2014

Prendimi...


Annusami,
lascia scivolare il tuo viso
lungo la mia pelle

Ritrova il sapore dei tuoi desideri,
fondilo nelle sensazioni,
che si aggrappano alla tua carne.

Pretendimi,
lascia entrare i tuoi artigli nella mia brama di te,
lasciati improvvisare,
colando la tua essenza sulle mie cosce,
raccogliendo insieme ciò che è nostro,
strisciandolo lungo le pieghe del corpo,
mentre le gambe si intrecciano
e il tremore si sposta nell'aria ,
al ritmo della danza carnale.

Tagliami,
con la tua lingua tra le mie lame,
afferrando il piacere,
per scoprire le tue orme sulla mia anima.

Silenzio....

Adoro questo silenzio,
il frusciare delle foglie alle tue parole,
che vibrano la comprensione
e sollevano la complicità tra le felci,
abbracciandola con nodose radici,
che stringono il tronco.
Cola la linfa dalle gemme nascenti,
liquido confuso di noi.

Mi piace questo vuoto attorno,
mi aiuta ad ascoltare il fermento,
che sovrasta quelle lacrime di dubbia realtà,
che colano su chi ha fatto del pianto la sua vita,
la sua maniera di comunicare,
di attirare l'attenzione,
confodendo gli sguardi,
nascondendo i pensieri.
Odio chi fa i conti senza l'oste,
soprattutto quando li fa su di me,
credendosi di accarezzare il mio velluto per imbonirmi,
per prostrarmi chino in ginocchio al suo volere,
architettando le sue macchinazioni,
senza chiedere,
dando per scontato che io accetti.
Ma si sa sconti non ne accetto e non ne do.
E non è mia la spontanea prerogativa di crearmi il vuoto attorno,
la mia è di attirare,
ma il vuoto lo creo per eliminare.
In un taglio di silenzio,
quello che non emette suoni.
E l'istinto agisce
e le macchinazioni a mio sfavore
si trasformano in armi dal taglio profondo,
che scivolano sulla mia pelle
e riflettono sul mio sorriso
che accompagna l'eliminazione radicale.

Odio la menzogna,
ma ancor peggio,
odio chi si nasconde dietro una mancata verità,
adducendo scuse e sconti per lenire il danno.
E poi stretto nella sua solitudine cerca di arrampicarsi su specchi,
che sembrava avere infranto.
Questo sembrava è solo suo,
perchè in realtà il riflesso non c'è più
e la falsità che lo accompagnava,
lo rende falso dalla nascita.
La fiducia si acquista col tempo,
a volte nasce spontanea in un battito d'ali di farfalla,
ma si perde in un crollo senza possibilità di recupero.

E l'istinto muove la mano,
premendo sul pennino che rilascia il nero inchiostro
e di getto scrive"Ed era....spalla a spalla"

E la ragione si stende sull'animale
e si apre su uno scenario che non è più uno specchio,
ma una trasparente linea d'acqua
e si increspa in onde in alcuni punti,
quelli che vomitano sui giudizi
e sui giochi di sentimenti velati
e poi lanciati a difesa delle proprie colpe.
E allora il lupo gira il capo di scatto
e comprende che quella chiave che teneva al collo,
non l'ha mai rubata,
ma gli appartiene di diritto,
perchè sa usarla,perchè lui sa morire
e non lo racconta solo per romanzare la sua persona.

Abbiamo immagini fantasiose di vampiri,
coi denti aguzzi e sporgenti dalle labbra,
colanti sangue.
Succhiatori di energia,
spesso quella che gli manca,
che volgarmente,
ma nella maniera più reale che esista,
non è altro che sinonimo di mancanza di coglioni,
giocando col culo degli altri,
come parassiti dell'esitere.


Il fermento continua a muovere l'aria,
indispettito dall'invulnerabilità del nostro essere Noi.
La rabbia lo acceca dalla paura che dovrebbe temere.
Una forma sottile di sottovalutazione.
Mi accendo una Lucky con un fiammifero.
Do fuoco al silenzio,
che cadendo a terra,
non può che essere schiacciato dai miei piedi.

Anima tra le mani

Tenere la tua anima tra le mani
e lasciarla scivolare lungo i palmi,
per poi giocarci tra le dita,
godendo di tutti i suoi riflessi,
delle sfaccettature che ogni nuova luce rapisce al buio.
In questi pochi grammi di essenza c'è il peso di un passato,
che si trasporta sulla leggerezza del presente
e su la non sussistenza del futuro,
che corre impaziente verso l'infinito,
quasi scocciato dalla calma che ci avvolge,
dal totale disinteresse verso ciò che prevede,
come un bambino che si agita,
per raccontare una sorpresa che non riesce a trattenere.
 
Sono avvolto dal mio  Passegero oscuro,
quello che riflette sulla tua anima i colori dell'arcobaleno,
quello in cui si annega il nostro passato,
sempre pronto a riemergere coi suoi artigli affilati.
dall'asfalto della strada,
dalle fughe dei mattoni della mia anima,
da ricordi nascosti,
quasi rinnegati al loro presentarsi,
ma che riaprono ferite sanguinanti di cui avevamo dimenticato 
il dolore,che non hanno volto,
se non quello del Danno subito.
Là dove risprofondo nell'asfalto più oscuro,
dove il freddo muro diventa qualcosa di più sicuro per le tue spalle,
che un abbraccio silenzioso,dove si ergono cinta ad autoprotezione verso il mondo,
verso tutto,indistintamente.
 
Rimango a guardare,
aggrappandomi alle mie colpe,
non usando scudi che non hanno il mio nome,
con la tua anima tra le mani.
Non ci sono marciapiedi lungo questa strada,
che è quella che percorriamo fianco a fianco,
su cui aggrapparsi,
c'è solo il buio silenzio della comprensione,
quella che lega i minuscoli sassolini più della pece,
non creando per forza un percorso piano su cui ergersi,
a volte si affonda,altre si galleggia,
ma mai ci si ferma.
 
 
Potrei premere sulla tua anima sino a spezzarla,
ma lascio che le mie mani scivolino sulla tua pelle,
sul suo tremare,
sulle vibrazioni bagnate della tua dolcezza,
avvolto tra le tue braccia,
mentre ti stringo tra le mie,
lasciandoti scivolare di nuovo nella tua nicchia.
Non ho bisogno di un "Ti Amo",
che non sovrasterebbe mai quello che urla il tuo silenzio.

 

sabato 7 giugno 2014

travolti sconvolti



Cresce forte il desiderio di appartenenza,
di quel possesso di Noi stessi che liberamente accettiamo,
sulla forza delle mie dita,sul taglio delle tue unghie,
che scavano dentro ai nostri corpi scuotendoci.

Il tuo corpo steso sul tuo odore che invade i miei sensi,
li rapisce
e si alternano sguardi che affondano nell'anima tuffandosi negli occhi,
mentre i denti si scoprono
quasi ringhiando
nel voler azzannare ciò che è tuo,
ciò che è mio.
E mi segui sulle starde sanguinanti dei tuoi artigli
cominciando a tremare,
ma non è paura,
non è freddo
e le mie mani strappano dolcemente
il tuosapore girandolo tra le dita.

Come il succo della vita lo spargo sui nostri corpi,
sulla libertà di essere noi stessi,
senza doverci nascondere,
senza dover celare,
incatenandoci di maglie di fumo
che stringono salde i nostri polsie scrivendo ogni lettera di ogni istante che parla di Noi,
del nostro è stato,
del nostro è
spingendo oltre quel limite che sarà.
E ogni movenza penetra nella nostra essenza,
in una carezza,
in un graffio,
in una parola che si fa strada come una lama nel cuore,
in un gesto di sfida che cresce la passione,
come lo scuotere di vita di corpi
che credevamo già morti
e che specchiano la loro anima
nello spontaneo riflesso
di ritrovarsi simili,
spesso uguali
sulla linea della vita.Impossibile cadere
quando tutto è così libero
e spontaneamente leggero
e basta tenersi per mano
per rimanere in piedi
camminando la stessa strada.
La Nostra.

Battiti

I fili del passato,
quelli che bloccano,
quelli che nascondono la vista agli occhi nel buio,
quelli che bruciano sulle ferite,
mescolando il dolore al cinismo,
si sciolgono.





Basta solo uno sguardo,
che penetra le tenebre,
senza richiedere nulla
eppure va a centrare un bersaglio,
che non si era preposto.

Nulla è per caso.
Come una lama,
non arruginita,
ma brillante nel tempo,
nascosta nell'ombra,

che taglia il vento lasciandolo entrare.
permettendo di avvolgere l'anima,
di rapirla,
di fendere piccoli tagli,
che lasciano sgorgare sangue,
che come acqua che sgorga dalla sorgente
,
attira a se la vita
e glie la dona.

Le tue mani sul mio corpo,
scartano quella parte di oscuro,
che avvolge la mia essenza,
le tue unghie penetrano,
slabbrando quel velo scuro che copre la mia anima,
affondando,
per intingersi nei colori dell'arcobaleno,
sprofondando nell'abbisso di dettagli senza fondo,

a cui si mischiano i tuoi,
celati sino ad ora agli occhi
e mai uditi,
trasudati dall'ardere del tuo corpo
in minuscole gocce d'acqua
di cui sei fatta,
che spargo sulla tua pelle
lasciandole evaporare al tuo calore,
che tengo sulla punta della lingua
per comprenderne il sapore
e semplicemente ci sciogliamo una nell'altro
in un incastro perfetto.

E lascio che le tue mani scorrano sulla mia pelle
bramando la mia carne,
accarezzando sulle tue labbra
il desiderio di divorarmi.